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Autismo infantile: una diagnosi puntuale per una crescita sana

Autismo infantile: una diagnosi puntuale per una crescita sana

Meglio classificato come disturbo che come malattia, visto che essendo di natura genetica non è possibile curarlo, l’autismo si riconosce e si può diagnosticare solo attraverso una costante e diretta osservazione dei comportamenti del bambino, delle sue abitudini e del suo modo di essere in rapporto agli altri. È auspicabile che la diagnosi pervenga entro i primi tre anni di vita del bambino per consentire adeguati interventi che gli consentano una crescita sana, compatibile con il suo modo di essere.
Le caratteristiche di questo disturbo sono tali che in passato i bambini che ne erano affetti erano semplicemente considerati timidi, vittime di mamme anaffettive o con problemi di tipo psico-relazionale. Il motivo per cui le stime relative all’autismo sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni è dovuto proprio alla capacità diagnostica che è aumentata nel tempo.

Come riconoscere l’autismo?

Non esistono esami strumentali che identifichino la sindrome e alcuni parametri che sono indicati come di rilievo per la diagnosi sono troppo vaghi, tanto da essere comuni anche nei bambini a sviluppo tipico. Sono: lo sguardo che non è in grado di concentrarsi sugli oggetti, la ripetitività nelle attività o nel gioco, l’assenza del linguaggio verbale. Perciò, è doveroso entrare nello specifico dei comportamenti da considerare come campanelli d’allarme. Per esempio, se autistico il bambino sembra sordo, non risponde se chiamato, non esegue gli ordini, non sorride in modo sociale e non instaura un contatto visivo con gli altri; inoltre, manifesta una certa indipendenza anche nel gioco e in alcune cose è precoce, iperattivo, e può avere anche crisi di rabbia e di aggressività; atteggiamenti particolari facilmente riscontrabili sono la camminata in punta di piedi e la tendenza ad allineare gli oggetti. Insomma, il bambino autistico secondo la più popolare delle definizioni di questa sindrome, “vive in un mondo tutto suo”, proprio come sottintende la radice della parola che, derivata dal greco, significa “stesso”: un bambino che ha una forte autoreferenzialità ma che non per questo può fare a meno degli altri per crescere bene.

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Dott.ssa Daria Campolo

Neuropsichiatra Infantile

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