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Aritmie in età neonatale ne soffrono circa 4000 bambini

Aritmie in età neonatale

Si calcola che sono circa 4000 all’anno i bambini nati con cardiopatie congenite, malformazioni semplici o complesse che riguardano l’apparato cardiovascolare, tali da richiedere necessariamente l’intervento del medico o del chirurgo. Si originano già nella vita intrauterina tra la seconda e la nona settimana di gestazione, e non si conoscono le cause scatenanti benché alcune malformazioni trovino riscontro con alterazioni di piccole parti dei cromosomi. Se per la maggior parte sono ben tollerate durante la vita fetale, dopo la nascita bisogna intervenire. Tra queste, vi è l’aritmia, cioè un’alterazione del ritmo cardiaco, che spesso si manifesta come campanello d’allarme di altre patologie cardiache o sistemiche. Perciò è necessario procedere ad una visita più approfondita dell’apparato cardiovascolare.

Alcune caratteristiche

Le aritmie possono essere asintomatiche o con evidenti manifestazioni, come irrequietezza, pallore, scompenso, difficoltà ad alimentarsi per il neonato, la suzione inefficace, dolore toracico; a questi segni aspecifici se ne accompagnano altri più strettamente cardiaci, come il cardiopalmo, la sincope, l’arresto e l’insufficienza cardiaca.
Anche un pregresso intervento chirurgico può essere causa di aritmia, perché determina una modificazione nella struttura del cuore che, di conseguenza, influisce anche sul sistema che regola le pulsazioni.
In ogni caso non sono da prendere alla leggera. Oltre ad essere alla base di numerosi problemi, conducono in certi casi alla morte cardiaca improvvisa, come è emerso di recente, tra i giovani, soprattutto se sportivi: il fenomeno si calcola in 200 decessi ogni anno, 150 dei quali tra i 15 e i 24 anni. Ci sono tuttavia delle aritmie, come quelle ventricolari e sopraventricolari, che non richiedono un particolare trattamento in età pediatrica.
Si costruisce il proprio benessere sin da bambini, quindi è fondamentale valutare sia la gravità dell’alterazione ritmica in termini di ripercussione immediata sull’efficienza cardiaca, che la potenzialità di evoluzione verso forme più preoccupanti di patologia.

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