Taranto 0994594930 Roma 0640048480
distubi alimentari primi anni di vita

Disturbi alimentari nei primi anni di vita

Disturbi alimentari nei primi anni di vita

I disturbi alimentari nella fase di allattamento e nella prima infanzia (periodo della scuola materna) si presentano molto spesso.

Disturbi alimentari nei primi anni di vita e durante l’età prescolare può succedere che i bambini mangino soltanto quel poco cibo a loro familiare, mentre rifiutino gli alimenti nuovi e a loro sconosciuti. La situazione diventa allarmante soltanto nel momento in cui vengono selezionati solo pochi alimenti, cosicché l’alimentazione diventa poco equilibrata e può portare a carenze nutrizionali. È importante che la problematica venga chiarita in modo adeguato tramite uno specialista (pediatra, nutrizionista, …). Anche la situazione alimentare nella famiglia è di enorme importanza. Dietro il rifiuto di mangiare si nasconde spesso una tendenza verso l’autonomia da parte del figlio nei confronti dei propri genitori. Spesso si è verificata in precedenza una storia di alimentazione forzata. Perciò è molto importante non fare pressione e invece offrire i diversi alimenti in piccole porzioni più spesso durante la giornata. La durata dei pasti non dovrebbe durare più di 20 minuti. All’asilo è molto utile se più coetanei pranzano allo stesso tavolo. Si può agire in senso preventivo, se nella fase sensibile del primo anno (a partire dai 6 mesi) ai figli vengono offerti diversi gusti oltre al latte materno – di solito in forma di pappa. In questo periodo i bambini accettano ancora volentieri i nuovi alimenti.

Da interviste effettuate alle madri risulta che ca. un quarto fino a un terzo di loro racconta di disturbi alimentari dei loro figli nella fase dell’allattamento (primo anno di età). Viene riferito il rifiuto di assumere il cibo, ma anche un continuo e intenzionale richiamo in bocca degli alimenti (ruminazione). Bisogna menzionare anche la pica, che consiste nell’assunzione di sostanze senza valore nutritivo (p. es. la sabbia). Questa s’incontra nel grave ritardo mentale oppure nei bambini trascurati. C’è il rischio di una ostruzione intestinale oppure di intossicazione, perciò bisogna prestare particolare attenzione a questi bambini. Meno frequentemente si presenta una disfunzione della motricità della bocca. Essa ha effetti negativi sul riflesso della suzione e si presenta soprattutto nei bambini prematuri. Col tempo anche il masticare può essere problematico a causa delle difficoltà motorie. In caso di cambiamenti strutturali dell’esofago e del palato o di disturbi della motricità stomaco-intestino, sono necessari eventuali interventi chirurgici oppure il sostegno farmacologico.

Negli ultimi anni si è osservata, anche in Italia, una incidenza in aumento di tali patologie in età pediatrica, con prevalenza del MC sulla CU.
Il 25% esordisce nella seconda decade di vita ma ci sono casi di esordio precoce, entro la prima decade di vita.

Anoressia nervosa

Gli adolescenti che soffrono di anoressia hanno una paura estrema di aumentare di peso. Nonostante il poco peso, cercano di dimagrire, dato che non riescono a valutare in modo realistico la propria dimensione del corpo e la percepiscono in maniera distorta. Il disturbo si presenta prevalentemente nelle ragazze e nelle donne e si presenta anche tramite l’assenza delle mestruazioni a causa della grande perdita di peso. Fattori scatenanti possono essere tra l’altro il sovrappeso, osservazioni umilianti da parte degli altri oppure ansie correlate alla sessualità. La valutazione dell’immagine del corpo dei soggetti colpiti ha un’enorme influenza sulla loro autostima.

Scelgono prevalentemente cibi a basso contenuto calorico e praticano un’eccessiva attività fisica per consumare più calorie. Inoltre vengono usati a volte anche medicinali (p. es. lassativi) per continuare a diminuire di peso. Un particolare rischio esiste nelle famiglie con tendenze perfezionistiche e scarse capacità di esprimere i sentimenti, i bisogni e i desideri. Le ragazze si mostrano ubbidienti e affettuose e senza particolari problemi nel loro sviluppo fino a quel momento.

I periodi critici durante i quali si sviluppa l’anoressia sono la prima adolescenza e il passaggio dall’adolescenza all’età adulta (ca. ai 18 anni). L’anoressia nervosa prepubere si sviluppa prima dei 14 anni. In questo caso l’aumento di peso prima della pubertà non avviene. Molto spesso si manifesta una ritardata maturità ossea. I danni fisici e psichici possono essere permanenti, perciò è assolutamente consigliabile un intervento.

Sintomi e comportamento degli adolescenti anoressici

Gli adolescenti anoressici salgono sulla bilancia più volte al giorno per controllare il loro peso oppure si mettono davanti allo specchio per controllare il loro corpo. Nel fare la spesa prestano attenzione soprattutto agli alimenti poco calorici. Mangiano spesso da soli e molto lentamente. Si nota la loro tendenza alla prestazione, sia a scuola sia nelle attività fisiche (ottime prestazioni nello sport e lunghe passeggiate). Tendono a pianificare tutto in maniera compulsiva, a contare (p. es. le calorie), a controllare. Alcuni adolescenti reggono a lungo una modesta assunzione di cibo, mentre negli altri si verificano degli attacchi di fame. Mangiano allora enormi quantità di cibo ipercalorico e si producono poi intenzionalmente il vomito (sottotipo bulimico). Questi attacchi si presentano da una volta alla settimana fino a una cadenza quotidiana. In tali situazioni si manifestano sensazioni di perdita del controllo. Spesso vengono assunti anche lassativi per mantenere basso il peso. Nella vita sociale si allontanano dagli amici, perdono anche l’interesse verso l’altro sesso oppure tendono a legarsi molto alla loro famiglia. Manifestazioni collaterali o consequenziali possono essere le seguenti: bassa autostima, depressioni, disturbi di concentrazione, sensibilità al freddo, insonnia e sintomi antisociali (alcuni rubano gli alimenti).

Cause del disturbo

L’anoressia non è un fenomeno di moda, ma un disturbo la cui descrizione ha già una lunga storia. Inoltre, nella nostra epoca, nei paesi occidentali industrializzati viene trasmessa una immagine della donna tramite i media, dove l’aspetto e la figura hanno una particolare importanza. Nelle riviste vengono offerti i più vari tipi di dieta. Questi fattori costituiscono senza dubbio concause della malattia. Indipendentemente dall’ideale del dimagrimento, si considera anche una predisposizione genetica, sulla base della quale le caratteristiche temperamentali rendono più difficile alla persona gestire i propri sentimenti e stringere legami sicuri. Nelle famiglie coinvolte si manifestano più spesso anche altri disturbi psichici. I genitori soffrono per esempio di depressioni, problemi di alcolismo, abuso di medicinali…

Alcuni esperti sono dell’opinione che attraverso i disturbi alimentari le ragazze colpite si rifiutino di adottare un’identità femminile. Altri fattori scatenanti il disturbo sono spesso anche situazioni particolarmente stressanti a scuola (esami, conseguimento dei titoli di studio, pressione nella scelta di una professione …) oppure in famiglia (separazioni, lutti, malattie, nascita di fratelli e sorelle …).

Alcuni soggetti hanno la sensazione di non soddisfare mai le aspettative dei genitori. Autonomia e individualità si sviluppano a malapena. Ai giovani si offrono spesso poche possibilità di esprimere i propri sentimenti e desideri; essi si prendono molta cura nel realizzare le aspettative e i desideri altrui e proteggono se stessi dietro la perfezione. Lottano per guadagnarsi l’amore e il rispetto. Dal punto di vista della terapia sistemica familiare, le persone anoressiche rifiutano il cibo come reazione ai problemi familiari. Molto spesso il clima familiare è caratterizzato dalla razionalità. I sentimenti vengono mostrati a malapena. I genitori, dietro la loro apparenza esterna, sono spesso infelici. A volte il figlio era indesiderato oppure si desiderava che fosse di un altro sesso. Le madri molto spesso rifiutano la sessualità e trasmettono alle loro figlie un immagine della donna come vittima, dipendente dalla sofferenza e dall’adempimento del proprio dovere.

Cura

Sembra essere utile un piano di terapia nel quale le/i pazienti vengono messe/i al corrente degli obbiettivi e del modo di procedere con il quale dichiarano poi di essere d’accordo (contratto di terapia). È di enorme importanza normalizzare il peso, cosa che suscita molto spesso grandi resistenze. A volte occorre una cura ospedaliera. Nelle condizioni che mettono a rischio la vita sono necessarie delle misure coercitive. La cura in un reparto dura tra le 6 e le 8 settimane, in caso di bisogno anche di più. A questa segue un’assistenza semi-residenziale e/o ambulatoriale. In casi più semplici è sufficiente anche solo una cura ambulatoriale oppure semi-residenziale. Alcune forme di terapia cercano di mettere in contatto le/i pazienti con se stessi e con i loro sentimenti e bisogni.

La terapia cognitivo – comportamentale cerca di cambiare in maniera positiva il punto di vista distorto della dimensione del corpo e l’ansia dell’aumento di peso. La psico-educazione in questo caso è di enorme importanza. Nella terapia familiare viene trattato l’intero sistema. Lo sviluppo dell’indipendenza e il tentativo di autonomia delle/dei pazienti vengono messi in primo piano.

Prognosi

La malattia si manifesta nel corso di diversi anni (dai due fino ai tre). In un terzo dei casi è presente una attenuazione del disturbo, in un altro terzo bisogna sempre fare i conti con problemi di alimentazione. Dal 5 al 20% dei casi (a seconda delle ricerche) si arriva alla morte, spesso tramite suicidio o come conseguenza del sottopeso. Una prognosi favorevole si riscontra quando la terapia inizia presto e i soggetti colpiti acconsentono al trattamento volontariamente. Anche un rapporto positivo con i genitori ha un influenza favorevole.

Bulimia nervosa

Nel caso di questo disturbo si presentano regolarmente comportamenti di abbuffate. Queste sono preceduti per lo più da diete severe. Gli adolescenti colpiti si provocano il vomito oppure prendono lassativi per tenere sotto controllo il peso. Durante le abbuffate vengono consumati in poco tempo degli alimenti con un’alta percentuale di calorie. Spesso i soggetti mangiano di nascosto perché si vergognano del loro comportamento incontrollabile. Anche loro si concentrano spesso sul controllo del peso e sulla figura. Mangiano in modo irregolare e riducono spesso l’assunzione di cibo tra le abbuffate. Durante questi attacchi sono sempre soggetti a una forte coazione e perdono il controllo rispetto allo smettere di mangiare – nonostante la sensazione di sazietà.

Le conseguenze sono forti sensi di colpa, bassa autostima, isolamento sociale e spesso anche gravi sentimenti depressivi.

I Postumi

A causa del vomito e dell’assunzione dei lassativi si presenta un disequilibrio dei sali minerali. Il vomito ripetuto può avere come conseguenza anche dei danni ai denti, all’esofago, allo stomaco nonché ai reni.

Decorso

Il più delle volte il disturbo ha un decorso di alcuni anni, circa in un quarto dei casi cronicizza. Nello stesso numero di persone si manifesta una malattia secondaria sotto forma di depressione oppure di un disturbo d’ansia. Alcuni tendono all’abuso di alcol e di droga oppure sviluppano un disturbo di personalità.

Terapia

In alcuni casi è sufficiente un trattamento ambulatoriale, a volte, però, occorre anche un’assistenza ospedaliera. Vengono consigliate le terapie di gruppo e quelle individuali. Tramite un diario i soggetti possono riconoscere più facilmente quando insorgono gli impulsi ad abbuffarsi. Attività d’informazione possono inoltre aiutare a raggiungere un’alimentazione corretta per cambiare il modo di mangiare. Sul piano della terapia farmacologica sono stati finora utilizzati con successo soprattutto gli antidepressivi.

obesità nei bambini

Obesità e Binge Eating Disorder (Disturbo da alimentazione incontrollata)

Il sovrappeso nell’età infantile ed evolutiva è molto diffuso nei paesi occidentali e se ne rileva un costante aumento. Questo sviluppo va visto nel contesto di un ambiente nel quale non è più importante cercare e trovare il cibo, ma la scelta di quando, quale e quanto cibo può essere consumato. I nuovi esiti delle ricerche indicano che un notevole numero di bambini in sovrappeso ha dei comportamenti incontrollati di abbuffata (binge eating). Questo può portare allo sviluppo di un vero e proprio disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder).

Il sovrappeso e l’obesità nell’età infantile vengono spesso rilevati tramite l’Indice di Massa Corporea – Body Mass Index (IMC-BMI). Per valutare correttamente il progressivo accrescimento dei bambini e degli adolescenti, si impostano i valori BMI in relazione ai riferimenti di età e di sesso.

Il rischio per un bambino obeso di rimanere obeso anche da adulto aumenta con l’età. Se un bambino obeso prima dell’età di 3 anni corre ancora un rischio minimo di essere obeso anche da adulto, all’età tra i 10 e i 14 anni il rischio cresce fino al 80%, se anche uno dei genitori è obeso.

Come si manifestano le abbuffate nei bambini?
Le abbuffate si verificano spesso nei bambini obesi, a volte però anche nei bambini con un peso normale. A differenza degli adulti, nei bambini sembra essere meno decisiva la quantità di cibo consumata di per sé, mentre piuttosto la sensazione soggettiva di perdita del controllo. Per questo motivo, parlando di bambini oltre al concetto di “abbuffata” si usa spesso anche il concetto di “mangiare con perdita di controllo”. Nei bambini l’abbuffata cioè il mangiare incontrollatamente è caratterizzato da
A) ricerca di cibo in assenza di fame (p.es. dopo un pasto) e
B) sensazione del mancato controllo sul cibo (p. es. una volta iniziato a mangiare, il bambino non riesce più a smettere).

Altre caratteristiche tipiche nei bambini con disturbo da alimentazione incontrollata sono:

  • il mangiare come reazione a un’affetto negativo (p. es. tristezza, noia, inquietudine)
  • mangiare di nascosto oppure nascondere gli alimenti
  • ricerca di alimenti come ricompensa
  • sensazioni di stordimento/intorpidimento durante il mangiare
  • sentimenti negativi come conseguenza (p. es. sensi di colpa e vergogna)

Conseguenze del sovrappeso
Già nei bambini cominciano a manifestarsi con alta probabilità conseguenze fisiche del sovrappeso come crescita più rapida, stabilizzarsi dell’obesità, disturbi del metabolismo lipidico e pressione sanguigna alta. I bambini in sovrappeso soffrono molto spesso di apnee notturne (pause nella respirazione durante il sonno che portano a una scarsa qualità di sonno e di riposo), problemi alle articolazioni e diabete mellito. Aumenta anche il rischio di arteriosclerosi. I bambini obesi devono anche confrontarsi con il rifiuto e l’emarginazione, come anche con un’impressionante diminuzione della qualità di vita. Un gran numero di bambini obesi ha inoltre altri problemi come p. es. ansietà, depressione, ritiro, bassa autostima e somatizzazione.

Decorso
Il decorso dell’obesità in età infantile deve essere considerato come cronico.

Cause del sovrappeso
L’influenza dei fattori genetici sull’IMC è comprovato, cosicché esistono “cattivi” e “buoni assimilatori” di alimenti che, con la stessa quantità di cibo, immagazzinano diverse quantità di energia sotto forma di grasso. Quale assimilatore sarà “cattivo” e quale “buono”, è già tutto geneticamente scritto. Se comunque sia ha un’obesità, dipende fondamentalmente da fattori ambientali. Sono sfavorevoli p. es. una cattiva alimentazione (mangiare irregolarmente, velocemente e in modo scorretto), scarso movimento fisico (frequente sedentarietà, guardare frequentemente la tv o giocare ai video giochi), mangiare per “mangiarsi” i sentimenti sgradevoli come p. es. la tristezza, la rabbia, la preoccupazione o la noia, però anche esempi inadatti in famiglia oppure nel giro di amici. Sintetizzando si può constatare che un’alimentazione ricca di grassi e il poco movimento in caso di presenza di predisposizione possono portare al sovrappeso. Un’alimentazione equilibrata e sufficiente movimento, invece, portano anche in caso di condizioni svantaggiose a un peso più basso.

Cause del Binge-Eating-Disorder
I risultati attuali della ricerca partono dal presupposto che le abbuffate nei bambini da una parte possono essere favorite da un comportamento alimentare scorretto (= irregolare, non strutturato) e da un’alimentazione unilaterale e poco equilibrata. Dall’altra parte sono di enorme importanza le difficoltà nel controllare e nel regolare i sentimenti e gli impulsi (= capacità di autoregolazione), il che fa aumentare la possibilità che i bambini possano reagire ai sentimenti sgradevoli con l’assunzione di cibo per calmarsi momentaneamente. Questa tendenza può continuare a essere sostenuta tramite un’alimentazione sfavorevole e la disponibilità degli alimenti tipici dell’abbuffata, così come tramite i sentimenti negativi che si manifestano (p. es. noia, tristezza, solitudine, inquietudine).

Trattamenti dell’obesità
L’indicazione di un trattamento dipende soprattutto dall’età del bambino. Parlando di bambini, il cambiamento dello stile di vita familiare è una condizione senza la quale la maggior parte delle prestazioni terapeutiche o preventive permangono inefficaci a lungo termine. Gli interventi per aumentare il movimento, i cambiamenti dell’alimentazione o del comportamento alimentare nei bambini fino agli 8 anni si rivolgono esclusivamente alle persone di riferimento primario. Anche all’età tra gli 8 e i 12 anni i genitori sono le persone di riferimento primario. Nei bambini più grandi e negli adolescenti il trattamento dovrebbe poi essere adeguato a un’assunzione progressiva della propria responsabilità e dell’autocontrollo “indipendentemente” dall’ambiente.

I trattamenti in caso di obesità sono:

  • sviluppo di motivazione verso i cambiamenti di comportamento
  • cambiamento dei comportamenti di nutrizione ed alimentazione
  • cambiamento dei comportamenti di movimento fisico
  • stabilizzazione del peso (nei bambini che ancora crescono) o riduzione di peso (nei bambini e adolescenti con accrescimento in altezza concluso)

I cambiamenti nei comportamenti di nutrizione, alimentazione e movimento riguardano normalmente tutta la famiglia, cioè i genitori come anche i fratelli e le sorelle, e a volte anche l’ambiente in generale.

Trattamento del Binge-Eating-Disorder
L’obiettivo principale del trattamento del Binge-Eating-Disorder è il superamento dei comportamenti di abbuffata. Solamente in un secondo passo, in un secondo momento, la progressiva diminuzione di peso sarà messa in primo piano. In tal senso non bisogna porsi prioritariamente degli obbiettivi sul peso, ma bisogna osservare con precisione e scoprire quali sono le cause dei comportamenti di abbuffata.

Di seguito verranno messe a punto delle strategie per evitare, fermare e interrompere le abbuffate. È particolarmente importante il miglioramento della capacità di gestire i sentimenti sgradevoli e di regolare gli impulsi. È inoltre importante la consumazione dei pasti in modo regolare e equilibrato e il rispetto di certe regole riguardanti il comportamento alimentare (p. es. ora e luogo dell’assunzione di cibo). L’obbiettivo è quello di contrastare l’esperienza di disinibizione per quanto riguarda l’assunzione di cibo. Il coinvolgimento dei genitori rende più facile il raggiungimento e la stabilizzazione a lungo termine dei cambiamenti di comportamento nella vita familiare quotidiana.

fonte: By Verband-Associazione-Ariadne

Rivolgiti a BuongiornoDottore Poliambulatorio Pediatrico. Grazie alla collaborazione con la Dott.ssa Battista e la Dott.ssa De Marinis, sapremo indicarti la soluzione più adeguata.

nutrizionista battista de marinis

Per maggiori informazioni 0994594930.

Scopri tutti i nostri Specialisti

Iscriviti alla nostra newsletter

Nessun Commento

Scrivi un commento

Ciao,
come possiamo aiutarti?
Powered by