disortografia e disprassia

Disortografia e disprassia i disturbi mascherati da svogliatezza e impacciataggine

Disortografia e Disprassia

La disortografia e disprassia sono dei disturbi mascherati da svogliatezza e impacciataggine. L’una riguarda la difficoltà di trasporre il linguaggio orale in quello scritto; l’altra riguarda la coordinazione motoria che, da atto spontaneo, per essere efficace dev’essere intenzionalmente controllata dal bambino: la disortografia e la disprassia afferiscono ai disturbi specifici di apprendimento che si manifestano in età scolare e possono coinvolgere l’abilità di ascolto, l’espressione orale, la lettura, il ragionamento matematico, in presenza di un quoziente intellettivo nella norma. Una difficoltà manifestata in uno di questi campi, però, diventa un disturbo specifico dell’apprendimento solo se ha un’interferenza significativamente negativa sull’adattamento scolastico o su particolari attività quotidiane.

La disortografia

Il bambino disortografico omette le sillabe o le parti di una parola, sostituisce o inverte grafemi, può erroneamente separare o unire le parole. Ha inoltre difficoltà a copiare dalla lavagna e in generale in tutti i compiti scritti per i quali spende molte energie e altrettanta fatica. Purtroppo, si tratta di un disturbo non immediatamente compreso dai docenti e dai genitori, cosicché il bambino viene etichettato come svogliato creando, purtroppo, una certa disaffezione alla scuola e allo studio.

La disprassia

All’apparenza, ci appare un bambino goffo, dai movimenti impacciati, maldestro e con posture curiose e inadeguate: si manifesta, dunque, una scarsa consapevolezza del bambino del proprio corpo, con conseguenze sia sul proprio equilibrio sia sulla coordinazione. Vi si aggiunge la difficoltà ad orientarsi nello spazio, problemi di consapevolezza del tempo, che lo fa essere non di rado ritardatario o smemorato sui compiti della giornata, oltre alla difficoltà ad organizzarsi e a non valutare prudentemente delle situazioni. Fare i lacci alle scarpe, abbottonarsi, copiare, scrivere, assemblare puzzle, costruire modelli, giochi di costruzione, giocare con la palla, attività sportive, articolazione di parole e fonemi, sono solo alcune delle attività nelle quali un bambino disprassico incontra difficoltà e in base alle quali è possibile riconoscere questo disturbo.

Quale terapia riabilitativa?

Con i disturbi specifici si impara a convivere e si può ottenere un certo miglioramento delle proprie condizioni seguendo delle terapie riabilitative specifiche. Una di queste è legata alla logopedia che mette in campo vari esercizi per migliorare l’espressione dei suoni e delle parole, proponendo, da un lato, la rieducazione fonetica e dall’altro la rieducazione dei movimenti facciali per la fonazione, con allenamento dei relativi muscoli.

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Dott.ssa Rossella D'Agnelli

Logopedista

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